La cassoeula della Mari

Le dimensioni contano

Le dimensioni contano

Chi dice cassoeula, dice Lombardia. Se vogliamo fare i precisini, dice Brianza.

Come sapete in Italia basta fare pochi chilometri e si parla un dialetto leggermente diverso. Allo stesso modo, si mangiano cose leggermente diverse. La sottoscritta, benché cresciuta in Lombardia, come già detto viene da famiglia siculo-lombarda e, dopo essersi trasferita in Brianza, è passata da inverni a base di pasta chi vruoccoli arriminati (grazie mamma) a inverni di cassoeula una/due volte al mese.

Parlo ora a tutti voi che non avete la minima idea di cosa sia la cassoeula: è uno stufato di maiale e verze. Fine. Certo, poi chiedete a ogni singola famiglia la ricetta della cassoeula e ve ne darà una diversa, ma la base è quella, maiale e verze. E tempo (anche per digerire).

Siccome alla fine è buona e per gli indigeni è sacra, mi sono messa d’impegno e ci ho provato, l’ho fatta. Ho seguito la ricetta della madre del consorte (yes, I’m paracool), la Mari del titolo del post, che ci ha anche prestato la pentola (“quella piccola dovrebbe bastarvi”) che vedete nella foto qui sopra. Fidatevi, italiani: la cassoeula merita di essere assaggiata.

Le dosi sono per 8 persone, perché si fa per essere mangiata in famiglia e con gli amici. E perché una volta che vi fate ‘sto sbattimento, tanto vale che ci mangiate in un po’.

Mi raccomando: leggete tutta la ricetta fino in fondo prima di mettervi a cucinare, non fate i sciuscia bastùn.

Cosa vi serve

2 cipolle bianche

3 carote

2-3 coste di sedano

18 fette grosse come un palmo di cotica di maiale

4 kg di costine di maiale

3 cucchiaini di sale, pepe q.b.

2 cucchiai di concentrato di pomodoro

2 bicchieri di vino rosso

3 cucchiaini di dado granulare di carne bio

4 verze gelate*

olio q.b.

Come si fa

Tritate la cipolla e fatela soffriggere nell’olio. Quando diventa trasparente, aggiungete carota e sedano tritati. Fate andare il soffritto senza fretta, che tanto di tempo ancora ne deve passare prima che possiate mangiare. Mettetevi l’animo in pace.

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Aggiungete le cotiche, che il vostro macellaio brianzolo vi preparerà su misura e, quando si induriscono (quando avranno rilasciato il grasso), potete aggiungere le costine.

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Lo scalpo del porco

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Oh, l’olio è a forma di cuore! *_*

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Lasciate rosolare la carne per bene, poi mettete il sale, il pepe, il dado bio, il concentrato di pomodoro e mescolate. Dopo un paio di minuti versate il vino e lasciate sfumare completamente, finché non si sentirà più l’odore dell’alcol.

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* Da tradizione le verze da mettere nella cassoeula devono aver subito una gelata (il che significa che – hopefully – si può preparare da metà novembre a febbraio). Dicono che così sono più tenere. Fidiamoci.

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Tagliate le verze a strisce sottili. Gli scarti, come vedete, sono parecchi. Due possibili suggerimenti su cosa farne: riproponete una ricetta di Lisa Casali oppure fate come me, andate dalle vostre capre vicine di casa e donate le vostre foglie e torsoli di verza.

Sì, accanto a casa mia c’è un campo su cui pascolano delle vere capre. Anche per me è insolito, ma tant’è. La campagna.

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Aggiungete la verza alla carne un po’ per volta: quando quelle sotto si sono ammorbidite girate in modo da farcene stare altre e far cuocere quelle più in superficie.

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Continuate fino a esaurimento delle verze (ci vorrà un po’).

Portate a cottura coperto: in totale ci vogliono 3 ORE. Per la prima parte della ricetta il fuoco deve essere alto, mentre quando aggiungete le verze e coprite tenetelo basso.

Alla fine la carne si staccherà dalle ossa e si scioglierà delicatamente nelle vostre boccucce insaziabili.

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C’è chi la serve da sola, chi con la polenta… fate voi, tanto non pensavate mica di stare leggeri, no?

Bratinez

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