Ham: hamburger santi, bestemmie copiose

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Ochei, il caldo inacidisce e quindi direi d’inaugurare la Cattivia del lunedì, che sarebbe pure ora. In pratica funziona così: io vado in giro in posti vari ed eventuali, mangio le cose e poi vi dico dove NON andare a mangiare per nessun motivo. Sticazzi, eh?

Parentesi. A Milano va di gran moda mangiare mmeregano ma bene, ché il fast food fa berlusconiano o paninaro con la crisi di mezza età tristissima. Ci son posti che lo sanno fare, e ne parlerò in altri frangenti, altri che ci provano e ci riescono solo in parte, e altri che mirano alle stelle e arrivano ai nani da giardino. Ham fa parte della terza categoria.

Trattasi di catena di gestione Sebeto/Rossopomodoro. Promette bene, sulla carta: ingredienti di qualità, hamburger subito pronti, carnina eccellente. Pare giusto un po’ caro, dalle recensioni su TripAdvisor. Ma per una volta non siamo superpoveri: abbiamo fame, non sappiamo dove andare, siamo pigri. Quindi entriamo.

Slogan supercazzola color seppia redatti con font moderni ma essenzialy su sfondi bianchi e stondati, sedie e tavoli delle Barbie con spigoli vivi (sarà che sono bislunga, ma non sapevo dove piantare le ginocchia senza evirare il mio compagno di pasto o far inciampare i camerieri di passaggio), clientela con gli occhiali grossi, coda interminabile all’ingresso con conseguente attruppamento: la prima impressione è standard. Nulla di tragico, ma neanche nulla di piacevole: triste a dirsi, eh, ma a questa roba ci ho fatto il callo da un pezzo.

Aspettiamo con pazienza il cameriere per ordinare, cerchiamo un menù e Ham fa il doppio carpiato. MA QUALE CAMERIERE. Ma quale menù.

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L’avanguardia alternativa non fa sconti comitiva

Sotto i tavoli di Barbie, in un’apposita tasca in acciaio tutta piena di spigoli vivi, c’è un iPad con un’app superspecialissima per ordinare senza dover chiedere al cameriere. VA VA VOOOM, eh?

Peccato che la clientela con gli occhiali grossi chiami comunque i camerieri per farsi spiegare com’è che si fa, a ordinare l’hamburger con l’app per iPad di Ham Bestemmie Forever, generando ritardo nella consegna di questo Santo Panino trasformato in oggetto del desiderio e rendendo quindi inutile, se non deleterio, tutto questo fatto del tablet scintillante.

Ma per una volta fatemi giustificare le personcine con gli occhiali grossi e i portafogli a fisarmonica. Ho un iPad anche io perché sono una fighetta con gli occhiali spessi (la miopia Cattivia è una miopia vera), quindi lo so usare, garantito. Da Ham però io e le mie ginocchia puntute schiacciamo le iconcine, premiamo le freccette e LANCIAMO LE MADONNE senza riuscire a concludere una mazza. Perché? Perché l’app per iPad di Ham Bestemmie Forever lagga da fare schifo, si blocca, funziona malissimo. Sono costretta a chiamare il cameriere per sbloccare la situazione e ordinare come iddio comanda, alla vecchia maniera.

Parte un’attesa di 30 minuti per due hamburger e altrettante porzioni di patatine. L’angolino in cui io e il compagno di pastobestemmia siamo relegati è pieno di spifferi e quando non ci stiamo prendendo a ginocchiate prendiamo a ginocchiate i camerieri di passaggio. Intorno a noi la gente con gli occhiali grossi gioca con l’iPad come se fosse una tavola della legge, si fa foto, PARLA DELLA BIOGRAFIA DI STEVE JOBS (giuro che è vero sul mio gatto Piero. Fa pure rima, stacce). Mi viene da chiamare il cameriere e dirgli se come fosse Antani nel menù prematurato a destra non è che per caso c’è anche il Maalox, dopo il caffè, ma non ho il cuore. Non ce la faccio.

Dieci ginocchiate dopo arriva ‘sto oggetto del desiderio, e sapete cosa?

Che il mio soulburger non è veramente niente di che. Piccolo, bruttino, FREDDO. La carne da presidio slow food è saporita e tutto quanto, ma non è stata cotta a dovere. Ho chiesto un hamburger cotto al sangue, mica una tartare, Santa Polpetta! Non riesco ad addentare il panino perché la sua parte inferiore è stata ridotta in pappa dai succhi della carne cotta male. Il bacon è poco e bruciacchiato e la salsa relish (di cui non mi è dato sapere gli ingredienti senza dover vessare un cameriere, tralaltro: il magico menù della solita magica app del ristorante tace a riguardo) magara me l’hanno iniettata di nascosto, perché nel panino io non la vedo né la sento.

Patatine: patate fresche tagliate e fritte a mano, ochei. Ma non è che ci voglia molto, a friggere bene delle patate. Una manciata di patate con 4 o 5 bicchierini di salsine più o meno standard secondo voi in un contesto simil fast-food vale 4 euro?

Bibite: la fiera del sovrapprezzo. Ragazzi, sarò sincera, io li ho rimossi, i prezzi, e online non li ritrovo. Ricordo cifre vicine ai 5 euro per bottigliette di limonata e Coca Cola da 25 cl. VENTICINQUE CL: un bicchiere medio, in pratica. Avete letto bene: la limonata da Ham costa circa 20 euro al litro.

Non aggiungo altro. A me è bastato e avanzato per decidere che lì dentro non ci metterò mai più piede neanche per sbaglio.

Lo volete un consiglio, signori? Secondo me se vi fate un giro da Burger King con l’iPad usato di zia vi derubano un po’ di meno. Pensatemy, il Maalox ve lo offro io.

Caccivia

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2 pensieri su “Ham: hamburger santi, bestemmie copiose

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